A 154 anni dalla nascita di Carmelo La Giglia (1862-1922)    
nostro illustre concittadino - speziale e poeta in vernacolo galloitalico nicosiano

Nicosia, 15 maggio 2016
Onore al merito di Carmelo La Giglia. Caposcuola letterario assieme a Mariano La Via, di quello che, poteva essere considerato un "movimento intellettuale locale embrionale" a salvaguardia del dialetto galloitalico nicosiano scritto, a cui si sono ispirati il barone Giuseppe La Motta di Salinella e negli anni successivi altri personaggi locali, come il prof. Nicolò Messina, il prof. Sigismondo Castrogiovanni, la prof.ssa Francesca Fascetta Bonomo, la prof.ssa Grazia Gangitano, la prof.ssa Enza Giangrasso, la sig.ra Santina Campagna, la prof.ssa Francesca Fascetta e tanti altri.
La nostra linguistica dialettale, è propriamente da considerarsi una "eredità di bene immateriale", così come ci spiega il prof. Salvatore C. Trovato nel suo appassionato intervento lessico-letterario di commemorazione: il vernacolo tramandatoci, ha subito indubbiamente modifiche di "adattamento locale", esso è stato introdotto sin dalla venuta di "colonie lombarde"  nel XII sec. (e precisamente dal Monferrato piemontese) trapiantate a Nicosia ed in altre città della Sicilia orientale al seguito di normanni e svevi durante la loro colonizzazione dell'isola.
Il nostro concittadino "Don Càrmeno", nasce a Nicosia il 15 maggio del 1862 e all'età di  19 anni frequenta con buoni risultati il ginnasio di Caltagirone, comune sottoprefettura, così come Nicosia entrambi appartenenti fino al 1926 alla Provincia di Catania. Successivamente intraprende gli studi universitari approdando all'Ateneo degli studi di Catania per orientarsi alla professione di farmacista, il cui laboratorio era collocato proprio al civico 51 di via F.lli Testa nella centralissima arteria viaria della città natale, dove domenica 15 maggio 2016, è stato inaugurato il bassorilievo donato dal Rotary Club di Nicosia, che ritrae il poeta e speziale, opera bronzea del giovane e bravo scultore Gabriele Venanzio di Palermo.
Nella stessa serata, è stato anticipato da parte dell'architetto Salvatore Piccone del Rotary Club di Nicosia, la presentazione di un progetto di restauro relativo alla tomba del poeta, posta nella zona monumentale del cimitero di Nicosia e quindi soggetta ad autorizzazioni da parte della Soprintendenza di Enna.
Durante la manifestazione, presso l'androne del Comune di Nicosia, sono state lette poesie, da quelle più satiriche a quelle più soavi, destando ammirazione verso il nostro poeta.
La Giglia, attento osservatore e commentatore poetico-satirico della vita pubblica e sociale della città di Nicosia nel primo ventennio del '900, non esitò con i suoi "versi di fuoco" in vernacolo a spronare i politici locali ad un maggiore impegno per migliorare le condizioni di vita dei suoi concittadini e dell'intero circondario. I suoi versi potevano destare stupore, rabbia, sgomento, incredulità, ma erano la realtà della quotidianità, della vita vissuta di quel periodo. 
Questi versi producevano come una cassa di risonanza (non saprei come altro chiamarla) tra intellettuali, borghesi e classi popolari, ma per i politici erano soltanto uno spreco di parole.
Carmelo La Giglia, dopo tanti solleciti letterari alla classe politica nicosiana e una vita vissuta anche aiutando i più bisognosi, muore nella sua amata Nicosia il 6 marzo 1922 all'età di 59 anni per una cancrena ad una gamba.
Le sue opere scritte, rimangono come riferimento di guida per decine di poeti locali che, hanno intrapreso - per passione letteraria o senso di appartenenza - la strada della salvaguardia del nostro vernacolo galloitalico nicosiano, eredità immateriale indelebile della comunità nicosiana.
(sanspi)
(in aggiornamento)

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Nicosia, 24 Novembre 2012





La tradizione del dialetto galloitalico nicosiano e la sua conservazione, si rafforzano con una nuova pubblicazione 
di alto valore letterario


Presso la chiesa di San Calogero a Nicosia (En), è stato presentato il libro "Così... per gioco",  raccolta di poesie in dialetto galloitalico nicosiano della prof.ssa Francesca Fascetta Bonomo.
La cerimonia riuscitissima, ha visto un'ampia partecipazione di pubblico, coinvolto a seguire gli interventi (mai stancanti) che si sono susseguiti nel corso della serata, tra cui quello del prof. Salvatore Trovato, Ordinario di Linguistica Generale presso l'università degli Studi di Catania e quello del prof. Nino Contino, docente di Materie Letterarie presso il Liceo Scientifico Statale "E. Majorana" di Nicosia. 
    

(Cliccare sull'immagine per ingrandire)


(traduzione)
La vita è la cosa più bella che c'è

Mi addormento e mi risveglio;
vedo spuntare il sole
e riscaldarsi le mie ossa al suo calore.

Mi lavo il viso con le mani;
mi alzo sulle mie gambe
e non so capire,
quanto sono fortunata.

Mi vesto con abiti modesti e poco consumati;
esco di casa e, poi, inizio a pensare alle faccende
che devo portare a termine
durante questo nuovo giorno.

Corro di qua, corro di là, ancora un'altro po' ...
Non trovo mai riposo,
neppure per pensare,
a quanto è grande la mia ricchezza,
soltanto perché penso
e quindi, sono viva.

Soltanto allora, tra me e me dico,
che è un grande stupido colui che,
avendo questa grande fortuna tra le mani,
non sa apprezzarla
e neppure mantenerla.

(Francesca Fascetta Bonomo)

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UN GUSTOSISSIMO DOLCE TIPICO NICOSIANO
I bracialetë (in dialetto galloitalico nicosiano)
 - NICOSIA - inserita il
Ricetta tratta da pag. 440 de:
Vocabolario-Atlante della cultura alimentare 
nella "Sicilia lombarda"
a cura dei professori Salvatore C. Trovato e Alfio Lanaia
collana: Materiali e Ricerche 27
Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani
 Dipartimento di Scienze Filologiche e Linguistiche
 Università di Palermo
Palermo 2011
Atlante Linguistico della Sicilia
diretto da Giovanni Ruffino

I Braccialetti
La cosa: si tratta di una frittella in forma di bracciale che si fa generalmente nel periodo di carnevale (e Natale).
Ingredienti e lavorazione: farina, acqua, strutto e uova. Si porta a bollitura una certa quantità di acqua, ad es. mezzo litro, con un po' di strutto, perché l'impasto venga tenero, un po' di zucchero e della buccia di limone grattugiata. Vi si versa la farina, 400 grammi per mezzo litro di acqua, e si mescola il tutto finché l'impasto non si stacchi dal fondo della pentola. Si lascia quindi raffreddare in un  capace contenitore. Quando è freddo, a uno a uno vi si aggiungono le uova amalgamandole ben bene con l'impasto.
Quando questo è della consistenza dovuta, non troppo molle, per evitare la fritta, né troppo duro, con le mani unte di olio si formano delle listarelle (macarrönëtë) che si chiudono in braccialetti e si mettono a friggere nell'olio bollente. A cottura ultimata si cospargono di zucchero e cannella o anche di miele disciolto e son pronti da mangiare. 
Meglio se caldi.
È la stessa lavorazione delle sfëngë (> VII 13) e, in definitiva, dei bignè: Questi ultimi sono al forno, piuttosto che fritti.
Altre informazioni: è un prodotto di non facile realizzazione. Le uova vanno aggiunte uno alla volta, per evitare che un uovo in più possa compromettere la consistenza dell'impasto e far andare a male il tutto. 
E anche dispendioso. Oggi è possibile acquistare i braccialetti nelle pasticcerie. In passato si facevano solo nelle case in cui si poteva disporre di una certa quantità di uova e, in qualche modo, di molte galline, dal momento che in inverno la produzione delle uova calava notevolmente. Né queste si acquistavano come oggi nei supermercati o nei negozi di generi alimentari.
I Nicosiani vanno assai orgogliosi di questo loro caratteristico prodotto dolciario, che credono unico. I braccialetti nicosiani nella forma non differiscono dalle zeppole napoletane e cagliaritane, ma, rispetto a queste, sono assai più leggeri per le molte uova, e sono prive di lievito.
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dalla premessa del volume  di Salvatore C. Trovato
Professore ordinario di Linguistica generale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania.

È forse la prima volta che ci si accosta ai dialetti galloitalici della Sicilia sulla base di testi accuratamente raccolti e tematicamente affini. E non tanto per rilevarne le peculiarità fonetiche o di altro tipo, su cui tanto si è scritto e tanto si è discusso al fine di individuarne i luoghi di origine, quanto per studiarne l'articolazione del lessico, in questo caso nel particolare settore della cultura alimentare, con grande attenzione per il dato culturale e nel rapporto costante con l'area siciliana circostante, con la quale i nostri dialetti per secoli hanno interagito e continuano a interagire, e ora anche con l'italiano. Certo, il vecchio problema della individuazione delle origini dei nostri dialetti - monferrini nel senso ampio, o valmaggini -, croce e delizia di chiunque si sia accostato ad essi, non si pone più o non si può più porre alla vecchia maniera.
Oggi, se ancora esiste un problema delle origini, non è quello di individuare le sedi storiche di emigrazione, ma, semmai, quello di conoscere le origini socio-culturali degli immigrati. Perché è chiaro che queste parlate, pur avendo conservato intatti non pochi dei caratteri originali - soprattutto fonetiche - hanno assai probabilmente eliminato i fatti lessicali più marcati, via via che si sono formate le koinè locali siciliano-galloitaliche.
L'indagine del lessico specialistico delle nostre parlate ........

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Per acquistare il volume: 
prenotarsi presso la cartolibreria AGORÀ 
di Scardino Santa
via Casale, 15 Nicosia (En)
tel. 0935 630801












                                     
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Beni immateriali di Nicosia
Il dialetto galloitalico 
nella variante più arcaica
Tratto da:
Nicosia: alla riscoperta della città
L'antico quartiere di San Michele Arcangelo
tra vie, vicoli, chiassi e cortili
testo della prof.ssa Alda Di Cataldo
Secondo Circolo Didattico "San Felice" - Nicosia
progetto di Curricolo Locale - plesso San Domenico
a.s. 2005 -2006
(su gentile concessione)

Nicosia esisteva anteriormente alla conquista normanna. Venne assediata dal Conte Ruggero nel 1062 e una serie di circostanze favorì tra la fine dell'XI e il XIII secolo l'immigrazione in Sicilia di gruppi provenienti dalla Liguria e dal Piemonte meridionale e dalla Lombardia.
A Nicosia le immigrazioni settentrionali si sovrapposero alla popolazione preesistente che abbandonò la parte alta della città, il quartiere di S. Maria Maggiore, preferita dai conquistatori Normanni e si stabilì nella zona bassa dando origine al quartiere di S. Nicolò, dal nome della nuova chiesa che la componente greco-bizantina vi costruì.
Di quella divisione iniziale si trovano ancora oggi tracce nello stesso dialetto che, pur se sostanzialmente unitario, per taluni tratti, soprattutto fonetici, è diverso nel quartiere galloitalico di S. Maria Maggiore e in quello di S. Michele rispetto a quello di S. Nicolò, sede della popolazione indigena dopo l'immigrazione (cfr. Trovato) 1998: 54).
Prospetto chiesa San Michele Arcangelo 
 Nicosia (En)
Nicosia, attualmente, è una delle colonie linguistiche galloitaliche della Sicilia studiate di più e da più tempo. Il suo repertorio presenta, oggi, a livello dialettale due codici:
- un galloitalico abbastanza vitale che mantiene numerosi caratteri originali italiani settentrionali, relativi alla fonologia, alla morfologia e ad alcune componenti della grammatica;
- un codice secondario, un "siciliano del posto" che rappresenta l'adattamento morfologico e lessicale del codice primario, il galloitalico, ai dialetti non galloitalici dei centri limitrofi. L'interferenza fra i due codici ha prodotto nel tempo modificazioni nell'uno e nell'altro codice anche se con modalità e in misure diverse.
I due quartieri più antichi della città, S. Maria Maggiore e S. Michele, sono i più conservativi per quanto riguarda il dialetto galloitalico. Infatti, dalle indagini effettuate dal prof. S. Trovato è emerso che la variante linguistica dell'idioma parlato nei sopraddetti quartieri è più arcaica e autentica e mantiene in misura prevalente, ancora oggi, i caratteri originari e rustici del galloitalico della madrepatria rispetto all'idioma parlato in altre zone della città. Tale diversità è ben visibile analizzando anche i testi in dialetto galloitalico di due scrittori nicosiani provenienti da quartieri diversi:
Nicolò Messina, scrivente nativo nel quartiere di S. Nicolò, soggetto a maggiori interferenze linguistiche;
Sigismundo Castrogiovanni, scrivente nativo nel quartiere conservativo di S. Michele, soggetto a minori contaminazioni esterne.
Durante le visite nel quartiere di S. Michele è stato inevitabile l'incontro con persone anziane che, sedute a gruppo nel cortile o sui gradini accanto alla porta della propria abitazione, lavorando all'uncinetto e "e gughje" discutevano  di fatti e "misfatti" del quartiere.
Si sono rivolti a noi con il loro idioma e devo dire che la loro parlata, sia nella riflessione che nei vocaboli, è ben diversa da quella utilizzata da alcuni miei allievi che vivono, comunque, nei due quartieri più conservativi e parlano e sentono parlare quotidianamente il galloitalico.
Le contaminazioni e le influenze sono poco evidenti nell'idioma parlato dagli anziani, sia perché sono vissuti in campagna sia perché il quartiere è ubicato nella zona periferica della città, poco raggiungibile e non passaggio obbligato, così è più facile, per loro, entrare in contatto con altre persone dei paesi vicini e subire, evidenti interferenze linguistiche.
I giovani, invece, escono dal quartiere e frequentano persone e luoghi diversi e, nonostante i nonni e gli anziani siano un baluardo per la difesa della varietà più autentica del galloitalico, si assiste, nella loro comunicazione, ad una epurazione dei termini "più stretti" e ad una sovrapposizione, alternanza e mescolanza di galloitalico, siciliano e italiano popolare; quest'ultimo è parlato da molti genitori per timore che i propri figli possano avere difficoltà nella lingua nazionale e un conseguente insuccesso scolastico.
Tutto ciò può comportare, anche nelle giovani generazioni che vivono nei quartieri più conservativi, ad un'assimilazione del galloitalico al siciliano o all'italiano popolare con l'inevitabile perdita di un patrimonio culturale immateriale che ha caratterizzato il paese per molti secoli.
Se non salvaguardato e studiato, come si sta sperimentando in qualche scuola secondaria di primo grado, inevitabilmente il galloitalico andrà in estinzione. Infatti l'esodo dalle aree rurali, la perdita di antiche tradizioni, l'influenza dei mezzi di comunicazione di massa, positivi per altri versi, la globalizzazione culturale e la sottocultura rendono particolarmente vulnerabile tale eredità immateriale.
Ma proprio per questa sua natura, è indispensabile che il galloitalico venga valorizzato e salvaguardato in quanto elemento essenziale dell'identità culturale di un territorio e della sua comunità.
Il dialetto non può né deve sostituire la lingua italiana, espressione di unità nazionale e di uguaglianza linguistica e sociale, ma dovrebbe essere conosciuto, compreso e parlato nella sua forma originaria nei contesti adeguati e nelle interazioni comunicative familiari, perché patrimonio significativo della cultura locale e strumento in grado di veicolare con maggiore efficacia, arguzia e vivacità, rispetto all'italiano, espressioni, battute, aneddoti  e soprattutto il patrimonio culturale immateriale.
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Alcuni versi della poesia in dialetto nicosiano "Il voto"
di Carmelo La Giglia (Nicosia 1862-1922)
Traduzione:
Io sono amico del popolo basso,
e lo rispetto come quello più elevato;
vorrei con premura che facesse un salto
per trovarsi a livello del ricco e dell'arrichito

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"Risonanze di Memoria"

Per ricordare Sigismundo Castrogiovanni (1933-2007), maestro e poeta dialettale nicosiano


Presso l'Aula Magna del Liceo Classico "F.lli Testa" di Nicosia, martedì 3 giugno, è stato presentato il libro "Risonanze di Memoria", raccolta di poesie e fotografie dedicato alla memoria di Sigismundo Castrogiovanni. La manifestazione a ricordo della figura e del lavoro del maestro nicosiano, che con il suo impegno professionale e sociale, ha mantenuto vivo culturalmente l'interesse delle nuove generazioni di nicosiani verso il dialetto gallo italico, è stata seguita da una nutrita presenza di pubblico. Egli ci tramanda poesie e componimenti vari, di cui molti in attesa di pubblicazione.