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T R A D I Z I O N I    P O P O L A R I 
LA TAVOLATA di SAN GIUSEPPE a VILLADORO
(Frazione di Nicosia)
  Anche quest’anno la popolazione villadorese si è stretta intorno all’altare di S.Giuseppe, condividendo il pranzo tradizionale, le preghiere corali, i canti in dialetto siciliano e la Santa Messa.  
     Rappresentare il significato culturale, religioso e, per certi versi, affettivo che “la tavolata” assume per i villadoresi non è semplice.
    Si tratta di una tradizione che affonda le sue radici nei decenni passati ed è rimasta, ancora oggi, sostanzialmente immutata. Costituisce un frammento della nostra cultura contadina, non di una cultura deteriore ma di una cultura grande, ricca di religiosità.
Foto: Ferrara
   Il voto della “tavulata” nasce dalla promessa ex voto di offrire a tutti coloro che vorranno partecipare, spontaneamente e senza invito, il tipico “pranzo di San Giuseppe”. I piatti, strettamente legati alla tradizione contadina, vengono consumati in una stanza dove, per l’occasione, viene allestito un caratteristico altare dedicato al Santo falegname.
    L’incredibile numero di partecipanti che intervengono al banchetto richiede un immane lavoro e diversi giorni di preparativi. Proprio per tale ragione tutti i conoscenti si offrono volontari per dare una mano durante i preparativi e, così, la casa dove si svolgerà la tavolata sarà letteralmente invasa da amici e parenti per più di una settimana, giorno e notte.
       La fatica dei preparativi si affronta con grande spirito di sacrificio. Si tratta di lavoro corale che diventa piacevole, svolgendosi in un ambiente dove regna l’armonia e la condivisione.
       Il pranzo condiviso consiste in un primo piatto di pasta con legumi, baccalà fritto con contorno di finocchietti, pane casereccio ricoperto da semi di papavero e arance.
L’elemento più importante e centrale della tavolata è l’altare. E’ caratterizzato da vari ripiani di tavoli sovrapposti, a forma di scalinata, addobbati con tovaglie ricamate,  su cui la statua o il quadro dei San Giuseppe vengono posti in una posizione centrale.
Andranno ad addobbare i diversi gradini dell’altare:
         - le composizioni di fiori, di frutta e di verdura;
- i dolci, tra cui l’immancabile torta con l’iscrizione “W. S.Giuseppe”;
- varie specialità di formaggi della tradizione siciliana, tra cui le caratteristiche caciotte a forma di animali (cavallo, mucca, gallina, pecora);
- le tipiche “cuddure”.
           Le cuddure, vere opere d’arte, una sorta di pasta di pane dolciastro realizzato con un impasto di farina, strutto, acqua, zucchero, lievito naturale e sale. Vengono spennellate con l’uovo sbattuto e ricoperte da semi di papavero.. La lavorazione è lunga e complicata in quanto l’impasto dovrà risultare elastico e consistente, al fine di assumere una particolare forma. La loro preparazione richiede grande maestria e solo poche donne conoscono quest’arte.
Le “cuddure” poste sull’altare sono molteplici ed  ognuna assume un significato particolare. Esse rappresentano: il bastone, la barba, il nome, la mano di San Giuseppe, il Sacramento, i pesci (in ricordo del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci), l’uva (simbolo di abbondanza), le colombe (emblema della pace) e gli attrezzi del falegname ( la scala, la sega, il martello, la tenaglia).
Due cuddure, che assumono la forma di un carciofo, andranno a decorare il tappo delle bottiglie di vino poste ai lati dell’altare, mentre quella a forma di quadro resterà appesa ad una parete della casa in ricordo della tavolata.
        E’ come se il tempo si fermasse a casa della famiglia che promette la tavolata: tutto si vede in un’ottica di condivisione e spirito di sacrificio.
Negli ultimi anni la Parrocchia mette a disposizione il salone parrocchiale per la preparazione della tavolata e l’altare.
Purtroppo, il venir meno di una  fervida devozione ed i cambiamenti nelle abitudini delle nuove generazioni, determinano una disaffezione verso questo genere di tradizioni ex voto, sempre più rare ai nostri giorni e sostituite, spesso, da semplici offerte di denaro alla Chiesa.

Concetta Ferrara

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ANNIVERSARIO DI GRANDI NICOSIANI
Quest’anno la città di Nicosia  ricorda il 490° anniversario della nascita di Pietro Vinci (1525-2015) musicista nicosiano rinomato in tutta Europa, autore di madrigali a più voci e, per alcuni fondatore della scuola polifonica siciliana. In ricordo di tale e celeberrima  figura si è pensato di decantarne i fasti con diversi appuntamenti musicali dal titolo “Primavera di Pietro Vinci”.  Gli eventi si terranno in diverse chiese nicosiane con concerti per organo e pianoforte a partire dal 12 aprile e si concluderanno il 28 giugno nella Basilica Cattedrale,  luogo della sepoltura del musicista.  Tra una nota e l’altra non mancherà ricordare la sua biografia.
L’evento è stato pensato e realizzato grazie alle sinergie musicali dei Maestri: Moica Tamburella, Giusy Cosentino, Ermanno Provitina, Salvatore Lo Votrico, Enza Ferrara e Giovanni Niosi,  il relatore della storia, vita ed opere di Pietro Vinci, Dott. Giovanni D’Urso, il Responsabile Diocesano per la Pastorale del Turismo, Santino Barbera,  il Direttore Diocesano  della Pastorale della Cultura, Prof. Michele Salvatore Di Fini e il parroco della Cattedrale, Sac. Santo Paternò.
Sarà molto gradita la vostra presenza nei diversi appuntamenti musicali.
Nicosia 20/03/2015
Santino Barbera, maestro d'arte
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XX° SECOLO
TRA ODIO E AMORE
nella discussione del libro "Viaggio al termine della notte"
di Louis-Ferdinand Céline

In vista del prossimo incontro, in cui si discuterà di un libro che è un colosso, e non solo per il numero delle pagine, ossia Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline, si prova a semplificare e scarnificare la trama fino ad ottenerne questo scheletro qua che agitiamo sotto i vostri occhi, Ferdinand Bardamu, il protagonista e narratore del libro, che si trova a vivere sulla propria pelle le contraddizioni e miserie e ipocrisie del suo e nostro secolo, il ventesimo: la crociata infernale e apocalittica della Grande Guerra lungo le trincee delle Fiandre, la galera coloniale in Africa, l'alienazione della catena di montaggio in America, ingranaggio tra gli ingranaggi, e infine il degrado dell'estrema periferia di Parigi, discarica a cielo aperto. Ma lo scheletro non è nulla a paragone della carne buttata sul fuoco che è lo stile, unico, di Céline. Un impasto linguistico dove domina l'ironia, il cinismo, l'insulto, la violenza verbale, la poesia, perché in letteratura, come scrive lo stesso Céline: "La lingua nient'altro che la lingua. Il resto non conta."Mica poco per essere il romanzo d'esordio d'uno sconosciuto dottore, noto con lo pseudonimo di Louis-Ferdinand Céline, che da subito fece scalpore. Interrogato ad un mese dall'uscita del romanzo su quale fosse il suo significato, era il 1932, Céline rispondeva: "È questo! È l'amore di cui ancora osiamo parlare in quest'inferno come se potessimo comporre quartine in un mattatoio. L'amore oggi impossibile."Non aggiungiamo altro. Un invito è un invito, è cosa breve e secca. Se non luogo, giorno e ora dell'incontro: sabato 9 maggio in Piazza della Bonifica a Pergusa, ore 20.00. E non venite numerosi, no, venite lettori e curiosi. 
Cordialmente, l'Isola degli asini.
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Una foto al giorno .... della nostra città
fotografie di scorci panoramici e angoli caratteristici di Nicosia

Fotografia di Santo Spinelli (2004)
La foto è liberamente scaricabile ad uso privato.
 (In caso di pubblicazione su web o su stampa, chiedere autorizzazione all'autore)
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